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RSU: manca un sistema di controlli che sanzioni l’inosservanza contrattuale

RSU: manca un sistema di controlli che sanzioni l’inosservanza contrattuale

Contributo di Rino Di Meglio al Convegno di Amantea del 29 novembre 2019 sui 20 anni di RSU nella scuola autonoma

Le RSU nel pubblico impiego nascono in seguito allo storico accordo sul lavoro del 1993 con cui si prevedeva l’abolizione dell’indicizzazione dei salari, la fine degli scatti automatici, la privatizzazione del rapporto di lavoro nella PA e, appunto, l’istituzione del sistema delle RSU. Le prime elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego si svolsero nel 1998, quelle della scuola nel dicembre del 2000.

Il ritardo di due anni rispetto al resto del pubblico impiego dipese dal fatto che inizialmente le votazioni dovevano avvenire su base provinciale, come ritenuto dalla maggioranza dei sindacati, esclusa CGIL e UIL, ma in un secondo momento la CISL cambiò opinione, determinando la nascita delle RSU della singola scuola.

La Federazione Gilda-Unams ritiene da sempre che la misurazione della rappresentatività sulla base dei voti delle liste delle singole scuole sia un metodo bizzarro e poco rappresentativo: come se il parlamento venisse eletto dal condominio.

Secondo noi, il modo migliore per stabilire il livello di rappresentatività di un sindacato nell’ambito scolastico consisterebbe nell’usare due schede: una per eleggere le RSU ed una per scegliere il sindacato preferito, in ogni caso l’elezione a livello di singola scuola crea diverse problematiche e contraddizioni, nonché conflitti di interesse evidenti, quali ad esempio la possibile presenza del direttore amministrativo o dei collaboratori del dirigente che, teoricamente sono controparti della contrattazione. L’ambiente molto ristretto della singola istituzione scolastica si presta anche, in alcuni casi ad episodi di interferenza e pressioni sulla parte sindacale.

Esiste inoltre un’altra terribile problematica connessa alla contrattazione “privatistica” introdotta nella scuola ai vari livelli: manca un sistema di controlli che sanzioni l’inosservanza contrattuale o addirittura la sistematica violazione delle norme contrattuali.
In troppe scuole non viene rispettato l’obbligo ad esempio di redigere e far approvare il piano annuale delle attività. In altre i permessi previsti dal contratto non vengono considerati un diritto, ma una benevola e discrezionale concessione.
In quante scuole viene rispettato l’obbligo contrattuale di scrivere un contratto per l’attribuzione di attività aggiuntive? Questa situazione mortifica le singole vittime, o la parte sindacale. E non è possibile che a chi viola i contratti si fornisca, di fatto, l’impunità più sfacciata.

Non risponde al vero che questa sia un’equiparazione al settore privato. L’imprenditore privato raramente si permette di violare i contratti perché gli errori li paga personalmente e se, trascinato in giudizio, paga di tasca propria e non è difeso gratuitamente dall’avvocatura dello stato non è neppure tutelato da un’assicurazione prevista dal contratto di lavoro.

Non intendo, ovviamente, generalizzare, vi sono molti bravi dirigenti che rispettano i contratti e sudano per far funzionare le scuole che gli sono affidate, ma non possiamo restare sordi ed impotenti di fronte all’eccessivo numero di ingiustizie.
Ci impegneremo quindi a batterci con tutte le nostre energie per
– un organismo nazionale che garantisca la libertà di insegnamento;
– le sanzioni disciplinare siano giudicate da un organismo terzo;
– si prevedano sanzioni per le violazioni contrattuali commesse dall’amministrazione in ogni livello.

Intanto grazie a tutti i colleghi che, con eroismo quotidiano, ci aiutano a difendere la dignità della
professione docente e rendono più forte la nostra organizzazione.

04/12/2019